La punta
dell’iceberg di Setola
Il Mattino, 30 giugno 2009
Rosaria Capacchione
Pasquale Setola ha smesso di essere «solo» il fratello di Giuseppe, il killer delle
stragi, dopo il suo arresto a Mignano Montelungo, il 14 gennaio scorso. In quei giorni, le
indagini finanziarie sui beni di famiglia avevano portato alla scoperta del
ruolo svolto da General Impianti, impresa edile
specializzata in appalti medio-piccoli, in genere per
lavori di importo minore di 150mila euro. Esonerata
dall’obbligo dell’informativa antimafia, si era intrufolata negli elenchi delle
ditte di fiducia destinatarie dei cottimi fiduciari.
Tra i committenti, anche la Provincia di Caserta e il Comune di
CALVI Risorta.
L’impresa era formalmente passata di
mano già da un paio di anni, alla famiglia Pagano, ma
Pasquale Setola era rimasto con il ruolo di direttore tecnico, il solo uomo a
cui rivolgersi in caso di necessità. General
Impianti, dunque, a gennaio esce dall’anonimato. Il
suo nome attira l’attenzione anche in altre zone. E così si scopre che sta
operando anche in provincia di Salerno, dove ha partecipato a gare di appalto per lavori pubblici in molti comuni, insieme a un
cartello di imprese nocerine.
I Casalesi,
quindi, si stavano avviando a diventare monopolisti anche in altre aree della
Campania. La Dda di Salerno ne scopre le tracce
seguendo l’attività di altre ditte: la «Campania
Appalti», che dovrà costruire le strade di accesso al termovalorizzatore; la «Sogeco srl», e la «Lera srl», queste ultime senza più certificato antimafia e
ritenute contigue al clan dei Casalesi (un appalto è stato pochi mesi fa rescisso dalla Provincia di Salerno). Il
prefetto di Napoli aveva aggiunto altri elementi d’informazione, segnalando i
movimenti di imprenditori casalesi
che dai cantieri della Napoli-Salerno si muovevano
verso quelli di Cava. C'è anche Gabriele Brusciano,
che dagli amici si fa chiamare Massimo, titolare della «Siderlegno
spa» in contatti di affari
con numerose aziende agroalimentari nell’Agro nocerino.
Strettissimi i rapporti tra lui e
Giuseppe Setola: era lui, secondo il pentito Oreste Spagnuolo,
a guidare l’Audi A3 la sera di dicembre del 2008
quando, con il sottofondo di una canzone neomelodica, accompagnava il killer
nelle due azioni armate registrate da una microspia. Spagnuolo,
primo collaboratore di giustizia del gruppo setoliano,
lo ha descritto come uno dei seguaci più fedeli del killer, sempre pronto a
proteggerne la fuga dopo ogni atto criminale. Brusciano
fa parte di quella piccola truppa di ragazzi di età
compresa tra i venti e i trent’anni che il killer
riuscì ad arruolare alla sua causa: come Raffaele Granato, laureando in scienze
religiose e Paolo Gargiulo, studente di
giurisprudenza. Ricercato da ottobre del 2008, arrestato alla metà di marzo, il
23 gennaio era riuscito a sfuggire alla cattura scappando sui tetti dell’abitazione
del fratello Luigi, a San Marcellino.
Dietro di sé aveva lasciato documenti,
un mitra falso e una copia del libro di Saverio Lodato su
Giovanni Brusca «Ho ucciso Falcone». Casa e aziende di Luigi Brusciano, perquisite in quell’occasione
dalla Guardia di Finanza, riservano più di una
sorpresa: stile ultramoderno e di lusso, uffici spaziosi e sproporzionati alle
dimensioni stesse del paese, volume di affari ingiustificato.
Il perché si
è capito ieri, con l’operazione della Procura di Salerno. Ma ancora molto altro c’è da ricostruire per comporre il
quadro delle finanze del clan dei Casalesi. Ciò che
sinora si è scoperto, infatti, è solo la punta di un gigantesco iceberg.